Storie dall'arte

L’Espressionismo interiore di Alberto Giacometti

Artista fuori coro e lontano da qualsiasi gioco tra spazio e figura, Alberto Giacometti è stato il maggior esponente della scultura esistenzialista.

Sensazioni di morte e ansia percuotono e corrodono il bronzo delle sue sculture: uomini e donne filiformi camminano soli verso un’esistenza di dubbi e di incertezze mentre la loro corposità è fatta di elementi duri, acerbi e complicati.

Per Giacometti l’umanità del singolo individuo e la sostanzialità della materia, apparentemente troppo distanti l’uno dall’altro, formano qualcosa di indissolubile e imprescindibile. Qualcosa che conduce ad una riflessione profonda su quelle ansie e paure che attanagliano la sfera più intima dell’uomo.

Le ansie scolpite dall’artista svizzero sono celate, invisibili. Le sue figure si allungano come fossero delle ombre: apparentemente aleggiano nel vuoto ma poi rimangono ancorate ad un blocco materico che sembra spingerle verso l’ignoto.

Alberto Giacometti, Uomo che cammina, 1960 Riehen Basilea, Fondation Beyeler, Beyeler Collection © Alberto Giacometti Estate – VEGAP, Madrid, 2019

Figurativo, astratto, surrealista. Alberto Giacometti non rappresenta nulla di tutto ciò: le sue figure prendono forma dopo aver portato alle estreme conseguenze un annullamento fisico e intellettuale, una lotta dura e faticosa di cui restano soltanto “segni” che si rivelano come tracce di un peso provocato da un dolore troppo grande per essere sostenuto.

Un esistenzialismo artistico in cui il tutto, l’infinito e la materia diventano fondamentali nella ricerca dell’artista grazie anche al pensiero di Jean-Paul Sartre , non a caso suo critico e amico carissimo.

Alberto Giacometti nasce nel 1901 in Val Bregaglia. Figlio di un pittore postimpressionista, fin da piccolo, insieme ai suoi fratelli, entra in contatto con il mondo dell’arte e degli atelier.

Nel 1922 si trasferisce a Parigi dove diventa allievo dello scultore Antoine Bourdelle. Durante il soggiorno nella capitale francese frequenta artisti come Arp, Enrst, Miró abbracciando e condividendo ben presto l’arte e la filosofia surrealista.

Verso la metà degli anni Trenta inizia la sua personale ricerca artistica che lo porterà poi, negli anni del dopoguerra, alla realizzazione delle celebri figure filiformi e all’uscita dal gruppo surrealista: una ricerca che ha come intento quello di comprendere, con un solo sguardo, la personalità di ogni singolo essere umano.

Negli anni Cinquanta arrivano i primi riconoscimenti ma è nel 1962, con il conferimento del Gran Premio per la scultura alla Biennale di Venezia, che Giacometti ha la consacrazione ufficiale nell’Olimpo degli artisti.

Alberto Giacometti fotografato a Venezia da Paolo Monti, 1962

Gli ultimi anni della sua vita sono caratterizzati da un’intesa e quanto mai frenetica attività artistica e non c’è galleria al mondo che non vuole mettere in mostra le sue opere: New York, Venezia, Berna aprono le porte dei loro musei al genio svizzero.

Alberto Giacometti muore nel 1966 mentre sta redigendo Paris sans fin, un testo di accompagnamento alle centocinquanta litografie nate come memorie di tutti i luoghi da lui amati e vissuti.

Una personalità artistica d’eccezione quindi che, attraverso l’utilizzo di un espressionismo interiore contenuto e silenzioso, dà vita propria a quelle sculture così vigorose ma allo stesso tempo delicate, alte ma ancorate al suolo.

Sculture che racchiudono in sé qualcosa di impercettibile ed estremamente umano che fanno di Alberto Giacometti uno degli scultori più significativi della sua epoca … e non solo.

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