Jan Frans van Son (attr.), Natura morta con frutta, fiori e gambero, prima del 1686, Dulwich Picture Gallery

La Natura morta

Verso la fine del Rinascimento – nella pratica degli artisti e nel gusto dei collezionisti – la natura morta acquista una sua autonomia come soggetto dell’opera in seguito al grande interesse riservato alla natura e a ciò che ne fa parte.

La sua definizione si differenzia a seconda dei paesi dove viene praticata. Nell’Europa mediterranea si preferisce, infatti, concepirla come “natura morta” mentre nei paesi nordici e protestanti si interpreta come still life, “vita silenziosa e immobile”.

Negli ultimi anni del Cinquecento, mentre in una parte d’Europa si è già affermato l’estro pregiato del Manierismo, nelle Fiandre e nell’Italia Settentrionale gli artisti decidono di dedicarsi all’elemento naturale.

Tuttavia le sue origini son molto più antiche. Risalgono a mosaici e dipinti murali ellenistici del II e III secolo a.C. e ad antiche testimonianze letterarie che vengono spesso studiate e riportate alla luce dagli artisti più colti, soprattutto in età barocca.

È durante il Seicento, però, che questo genere pittorico si diffonde a tal punto da diventare un genere di successo, quasi di tendenza si potrebbe dire oggi.

Le circostanze che favoriscono tale fenomeno dipendono principalmente da condizioni economiche favorevoli al tempo e dalla rapida crescita di quel mercato dell’arte che gravita intorno a gerarchie ecclesiastiche e principesche.

In Italia, uno dei primi a cimentarsi con questo genere è Caravaggio. La sua Canestra di frutta, realizzata nel 1597, raggiunge livelli di perfezione al tal punto che nessuna raggiunge la bellezza di questa e la sua incomparabile eccellenza

Caravaggio, Canestra di frutta, 1595, Pinacoteca Ambrosiana, Milano

Il percorso intrapreso da Caravaggio non è però l’unico modo di rappresentazione. Tra le strade di Roma tra la fine del Rinascimento e l’inizio del primo Barocco si aggira un altro protagonista: Jan Brueghel.

Soprannominato il “Vecchio” per distinguerlo dal figlio Jan o – dagli italiani –“dei velluti” per la capacità di contraffare e superfici e i materiali, l’artista fiammingo offre al pubblico una visione totalmente differente rispetto a quella proposta dagli altri artisti del suo tempo.

Erede della meticolosa raffinatezza fiamminga, Jan Brueghel eleva il genere della natura morta a un’elevata ricercatezza, portando questo genere pittorico a essere l’elemento indispensabile nelle raccolte dei più bramosi collezionisti.

Jan Brueghel il Vecchio, Fiori in una nave di legno, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Ciò che attrae i fruitori è l’istantanea godibilità delle opere, dovuta al formato generalmente medio piccolo e il rimando a quella sorta di dovizia e prosperità materiale che risponde perfettamente alle caratteristiche di un nuovo genere di pubblico: quello borghese.

La rappresentazione di frutta, fori, cacciagione, pesci, strumenti musicali o oggetti di lusso che ha finalità inequivocabilmente decorative – con il passare del tempo – inizia anche a vestirsi di connotazioni morali.

L’attenzione dell’artista verso la rappresentazione della natura morta è anche allegoria della fragilità umana. Teschi, candele, specchi o fiori appassiti diventano simbolo della precarietà dell’esistenza e della crudeltà del trascorrere del tempo.

Il più importante esempio è quello della vanitas, caratterizzata da oggetti simbolici come teschi, candele, specchi o fiori appassiti che alludono alla precarietà dell’esistenza e alla crudeltà del trascorrere del tempo.

Nel Settecento la natura morta risente di quello stile neoclassico che la porterà a essere rappresentata secondo schemi di composizione molto standardizzate che le faranno perdere la qualità acquisita negli anni precedenti.

Paul Cézanne, Natura morta con cipolle rosse, 1896-1898, Musée D’Orsay

Dalla metà dell’Ottocento, invece, con l’affermarsi del realismo, gli artisti cominciano a dipingere la natura morta dandole la stessa importanza del ritratto. Tra i più importanti Paul Cézanne e la sua perenne ricerca di solidità ed essenzialità della forma e della composizione e Vincent van Gogh e i suoi famosissimi girasoli.

Giorgio Morandi. Bottiglie, 1941, Collezione Jucker, Milano

Nel Novecento, al centro della storia della natura morta, è Giorgio Morandi, l’ultimo dei pittori di genere, e la sua straordinaria capacità di rendere significativi e monumentai semplici oggetti domestici.

Andy Warhol, Big Campbell soup can 19 cent, 1962, The Menil Collection, Houston

Negli anni Sessanta, grazie alla Pop Art Americana, la riproduzione di oggetti inanimati si fa portavoce del nuovo sistema consumistico, celebrando così quel prodotto commerciale perfettamente rappresentato da Andy Warhol nella sua famosissima Big Campbell’s Soup Can, 19 cent.

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