È il 31 ottobre del 1512 quando papa Giulio II svela al mondo la lucerna dell’arte nostra, celebrando la liturgia dei Vespri alla vigilia di Ognissanti.

Capolavoro assoluto della storia dell’arte mondiale, la Cappella Sistina è meta ogni anno di circa cinque milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Particolare della Cappella Sistina

La “ristrutturazione” della Cappella di Sisto IV della Rovere risale al 1506, quando il papa guerriero decide il rinnovamento dei Palazzi Vaticani, all’interno del quale si vogliono eseguire soltanto le figure degli Apostoli sulle vele della volta, decorata da un cielo stellato dipinto da Pier Matteo d’Amelia.

È proprio Michelangelo, secondo quanto riporta una lettera del 1523, a proporre una decorazione monumentale che unisce il messaggio della Bibbia con quello neotestamentario, passando indissolubilmente attraverso la mediazione della cultura classica, rappresentata dalle Sibille e dagli Ignudi.

D’altro canto le pareti erano già state affrescate magnificamente da maestri quali Botticelli, Perugino, Signorelli, Pinturicchio, Ghirlandaio, Rosselli e Piero di Cosimo tra il 1483 e il 1485.

Le novità decorative apportate dal genio toscano, oltre all’inserimento di filosofie neoplatoniche, espletanti nella figura di Egidio da Viterbo, riguardano l’assoluto abbandono di qualsiasi interesse illusionistico tra architettura e figure dipinte. Pensiero che, invece, aveva caratterizzato tutta l’arte italiana del Quattrocento.

I lavori iniziano nel luglio del 1508, quando viene fissato il ponte per dipingere. Durante la fase iniziale si va un po’ a rilento a causa dell’ancor poca esperienza di Michelangelo nella tecnica dell’affresco.

In questa prima fase vengono chiamati alcuni pittori da Firenze per aiutare il Maestro. Il loro intervento si può riconoscere in alcune parti del Diluvio, l’Ebbrezza e il Sacrificio di Noè; le tre scene che seguono a partire dall’ ingresso.

In seguito gli aiuti vengono liquidati e il Buonarroti continua i lavori – ininterrottamente e in totale solitudine – nonostante un’interruzione nel 1511, dovuta alla mancanza di finanziamenti causata dall’assenza del pontefice che in quel momento è impegnato in una campagna militare contro i francesi.

La prima parte della volta viene scoperta in occasione della messa celebrata in onore della Vergine Assunta, cui la stessa Sistina era dedicata: bisognerà aspettare quel fatidico 31 ottobre 1512 perché venga svelata all’umanità.

È evidente come la trasformazione del linguaggio figurativo dell’artista sia in continua evoluzione: le dimensioni dei corpi si fanno sempre più grandi, le figure sempre più energiche mentre semplici appaiono i gesti e i piani di profondità.

Michelangelo, Creazione di Adamo, 1512

I due indici che stanno per entrare in contatto e la spettacolare invenzione che echeggia sopra i nostri occhi si manifestano nella straordinaria metafora dell’energia vitale che passa da Dio alla creatura e si materializza nel più sublime ideale della cultura rinascimentale: la dignità dell’uomo che viene fatto ad immagine e somiglianza del Creatore.

Genio, iniziatore del fenomeno della Maniera, perfetta incarnazione di quell’ideale che vuole l’artista essere anche artefice, intellettuale e poeta … un uomo immenso e solitario che ha saputo rappresentare più di ogni altro, quel complesso rapporto tra l’Uomo e Dio, rendendolo diretto, paritario e quasi eroico.

Un’eroicità morale che solo Michelangelo Buonarroti poteva trasformare nel più eterno tra i capolavori della storia dell’arte.