La Canestra di Frutta. Caravaggio

Viene eseguita da Caravaggio tra il 1597 e il 1598 dopo il suo trasferimento a Roma. L’artista è giovane ed è ancora vivo in lui il ricordo della cultura figurativa lombarda.

Conosciuta anche come Fiscella, la tela rappresenta in maniera sublime un cesto con pochi frutti e foglie, alcune di queste appassite.

La minuziosità, l’attenzione al dettaglio e la capacità di fedeltà assoluta con cui Caravaggio riporta ogni elemento, rendono il dipinto prototipo della “natura morta” e lo elevano al rango di protagonista dell’arte. Di tutta la storia dell’arte.

L’opera viene donata dal cardinal Del Monte a Federico Borromeo, cardinale arcivescovo di Milano, grande mecenate e soprattutto uno tra i primi collezionisti europei di nature morte. 

Non a caso la sua raccolta nel 1618 prenderà il nome di Pinacoteca Ambrosiana.

Lo stesso Borromeo, una volta ricevuta, vorrebbe affiancare alla Canestra di Frutta un’altra tela ma alla fine decide di lasciare lì, sola, in tutto il suo splendore poiché nessuna raggiunge la bellezza di questa e la sua incomparabile eccellenza, è rimasta solitaria.

Il modo con cui Caravaggio realizza la canestra, intrecciando i vimini è di un realismo a dir poco stupefacente mentre lo sfondo neutro e chiaro poi fa sì che l’attenzione si contri esclusivamente sulla cesta di frutta che sembra quasi sporgere oltre il dipinto.

La luce, poi, che proviene dall’angolo in alto a sinistra contribuisce a donare un senso di consistenza ai frutti.

La mela al centro che sta marcendo e le foglie che stanno per appassire presentano il tema della vanitas, l’allegoria della fragilità umana, della corsa inarrestabile del tempo e della brevità dei piaceri terreni.

Particolare della Canestra di frutta

Data di produzione: 1597-1598

Dimensioni: 54,5 × 67,5 cm

Tecnica: Olio su tela

Dove si trova: Pinacoteca Ambrosiana, Milano

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