Il colore nella storia dell’arte

Fin dall’antichità l’uomo, spinto da un’esigenza insita di esprimersi e comunicare, ha usato tra i vari mezzi soprattutto il colore.

L’uomo primitivo, ad esempio, raffigurava sulle pareti delle grotte animali o scene di caccia utilizzando polvere di carbone, terre o cere impastate con sostanze grasse o succhi vegetali.

Il colore, pian piano, si rende protagonista e simbolo. Basti pensare alle icone religiose del XIII e XIV secolo dove i colori si appropriano di un significato simbolico ben preciso: blu come il cielo, l’oro segno della luce di Dio, il bianco la purezza mentre le figure rimangono immobili in segno di pace. I colori vengono stesi a strati secondo un procedimento che va dal più scuro al più chiaro chiamato illuminazione.

Nel corso del XV e XVI secolo grazie anche alla gradazione dei toni e l’utilizzo della luce che il colore si trasforma in strumento per il rilevo dei corpi e la sottolineatura delle distanze.

Nella Trasfigurazione di Cristo, di Giovanni Bellini, vediamo come la lucentezza dei colori riesca a staccare le figure dal fondo e creare tra la terra e le montagne senza l’utilizzo di fughe prospettiche mentre l’utilizzo di toni caldi infondono sensazioni di pace e serenità.

Giovanni Bellini, Trasfigurazione di Cristo, 1487, Napoli, Museo di Capodimonte

C’è chi, invece, come Paolo Caliari, detto il Veronese raggiunge risultati diversi attraverso l’utilizzo i colori brillanti e pieni di luce dalla resa esuberante e vitale.

Il Veronese, Giunone versa doni su Venezia, 1553-56, Venezia, Palazzo Ducale

Pensando all’Ottocento ci vengono in mente le grandi sperimentazioni sulla luce nell’arte come quelle degli Impressionisti, che con la loro pittura en plein air (all’aria aperta) riescono a catturare la varietà infinita di sfumature dei colori quando entrano in contatto con la luce.

Claude Monet, Impressione levar del sole, 1872, Parigi, Musée Marmottan Monet

Con il passare dei secoli il colore si fa portavoce dello stato d’animo dell’artista e delle sue emozioni. Artisti come Edvard Munch, Franz Marc, Paul Klee e Vasilij Kandinskij vogliono restituire alla pittura quel contenuto spirituale, rappresentando in un linguaggio di forme e colori le più intime esperienze dell’animo umano.

È Kandinskij stesso ad affermare che ogni colore è dotato di un suo valore espressivo e spirituale mentre in artisti come Piet Mondrian o Casimir Malevic troviamo forme astratte, geometriche e colori puri.


Piet Mondrian, Composizione con rosso giallo e blu, 1929, Amsterdam, Stedelijk Museum

Colore anche per rappresentare l’irrealtà e il proprio inconscio. Quello che fanno i Surrealisti come Max Ernst, Salvator Dalì o Jean Miró che attraverso l’uso del colore danno libero sfogo alla loro immaginazione e ai loro pensieri più reconditi.

Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931, New York, The Museum of Modern Art

E così via via, nel corso del tempo e della storia dell’arte. Il colore che da sempre racchiude il vero senso di un’opera d’arte perché come affermava Kandiskij il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro, per provocare vibrazioni nell’anima.

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