Storie dall'arte

DER BLAUE REITER, IL CAVALIERE AZZURRO

Dopo aver fondato, nel 1909, la nuova Associazione degli Artisti di Monaco, Vasilij Kandiskij, insieme a Franz Marc, dà vita al Der Blaue Reiter, meglio conosciuto come Il Cavaliere Azzurro.

Riprendendo il titolo di un dipinto del 1903, l’epiteto è un richiamo preciso all’estetica del gruppo. Il cavaliere, capeggiando il suo animale, incarna il controllo dell’energia psichica e irrazionale sulle passioni mentre l’azzurro immedesima il colore dello spirito, qualità attribuitagli dalla filosofia neoplatonica. L’intento primario, tuttavia, è quello di esternare in maniera poetica, utilizzando proprio il termine azzurro, il predominio del colore sul disegno.

Nel 1911 il Blaue Reiter organizza la sua prima mostra alla galleria Tannhäuser presentandosi con una legione di quarantatre artisti, tra i quali Macke, Schönberg, Delaunay, Rousseau e gli stessi fondatori per mostrare nella varietà delle forme rappresentate come l’aspirazione interiore degli artisti si realizzi in modi molteplici.

Copertina dell’almanacco Der Blaue Reiter, 19 settembre 1911, Xilografia a colori, 27,9 x 21,1 cm, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monac

Ancora più interessante è l’esposizione del 1912, presso la galleria Goltz, dove all’arte dei cubisti come Braque o Picasso, si unisce quella astratta di Malevič, Arp o Klee, passando per le vie del Blaue Reiter con Kirchner e Nolde.

Nell’anno successivo, l’ultimo di vita del Cavaliere Azzurro, il gruppo viene invitato a partecipare al Primo Salone d’Autunno di Berlino dove si presenta con un chiaro programma di rifiuto nei confronti di quel mondo esterno con il quale il Blaue Reiter non voleva confondersi.

È chiaro come, in questo periodo, si vada sempre più palesando quella tendenza a contrapporre la spiritualità alla semplice oggettività e a serbare per il mondo dell’Arte riconoscimenti e manifestazioni sempre più arbitrari ed elitari.

Gli artisti del Blaue Reiter attraverso la loro Arte desiderano recuperare quei temi della cultura popolare e folkloristica dell’Europa centrale ed orientale, che nel corso del tempo aveva lasciato spazio alle culture primitive europee che suggestionano molti artisti in questo periodo.

Altra caratteristica degna di nota è la componente musicale: il forte legame tra musica e pittura è testimoniato dalla partecipazione di Arnold Schönberg agli incontri del gruppo. Non per niente gli artisti del Cavaliere Azzurro sono soliti usare il termine “vibrazione”per rivelare l’effetto visivo originato dai colori che si trasformano prima in suoni poi in immagini, generando emozioni e sensazioni pari a quelle di una melodia.

August Macke, Balletto russo,1912, Kunsthalle, Brema

Obiettivo del Cavaliere Azzurro è quello di rendere l’espressione artistica sintesi perfetta di tutte le discipline, principio ereditato dai Maestri romantici, e di produrre opere che siano figurative ma anche astratte, allegoriche e vivaci ma soprattutto uniche ed irripetibili.

La libertà d’espressione del singolo individuo che fa emergere la propria interiorità diventa capolavoro, senza compromessi né mediazioni: sintesi perfetta di arte colta e popolare, di realismo fedele e puro astrattismo.

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